Dott.sa Vilma Isardi → Mi Presento

Psicologa a Firenze Sono la Dott.ssa Vilma Isardi, Psicologa, Psicoterapeuta specialista in Terapia Breve Strategica Modello Giorgio Nardone, Ipnotista, Terapeuta e socia della Società Italiana EMDR.

Attualmente svolgo la mia attività di libera professione a Firenze

Chiedetemi una consulenza quando:

  • state vivendo un momento di disagio personale e vorreste sentirvi in grado di farvi fronte efficacemente;
  • percepite un malessere ed un disagio nei contesti importanti in cui siete inseriti (coppia, famiglia, lavoro, sport, amicizie);
  • siete difronte ad un problema/difficoltà che ostacola il corso della vostra vita e/o del vostro ruolo;
  • desiderate andare oltre i vostri limiti per incrementare le vostre risorse in vari contesti di vita (famiglia, lavoro, società...);
  • una persona a voi cara, pur necessitando di un aiuto, lo rifiuta o non è in grado di richiederlo;
  • pur sapendo cosa dovreste fare, per vari motivi, non siete in grado di applicare ciò che pensate;
  • nell’affrontare un problema vorreste riuscire a mantenere la rotta intrapresa o vorreste tollerare gli effetti collaterali delle vostre scelte e decisioni

L’obiettivo della terapia breve strategica è risolvere il problema che presentate ricordando che:

“Le ferite delle battaglie evitate non guariscono mai.”
Giorgio Nardone

Cominciate col fare ciò che è necessario,poi ciò che è possibile. E all’improvviso vi sorprenderete a fare l’impossibile.
San Francesco d’Assisi

IL MIO APPROCCIO CLINICO

Nella mia mia attività clinica e di consulenza, utilizzo prevalentemente come modello di riferimento teorico ed operativo, la Psicoterapia Breve Strategica e il Problem Solving Strategico. In alcune problematiche concordate, uso l’Ipnosi Medica Rapida o l’EMDR La Terapia Breve Strategica è un modello di intervento breve e focale il cui obiettivo è quello di ottenere da un lato l'estinzione dei sintomi, dall'altro la ristrutturazione della percezione che il soggetto ha di sé, degli altri, del mondo. Proprio in virtù di quest'ultimo aspetto rappresenta un intervento radicale, poiché il cambiamento avviene non solo a livello comportamentale, ma anche emotivo e cognitivo.

Questo approccio terapeutico ha come obiettivo quello di scoprire come funziona un problema e si mantiene, senza cercare le cause e agisce sul presente.

Un problema complicato e sofferto non richiede altrettanto sofferte e complicate soluzioni. Quando una persona chiede una consulenza, i "perché" se li è già posti tutti: cerca di comprendere le origini del proprio malessere, ma è costretta a sperimentare che non è possibile tornare indietro.

"... il passato si trova ormai al di là del nostro controllo e non può essere cambiato, possiamo però cambiare il modo in cui reagiamo a ciò che ci è accaduto” (Tenzin Gyatzo) La persona cerca, a suo modo, di risolvere il problema, affidandosi al buon senso e all’esperienza di quello che ha funzionato in circostanze simili e il più delle volte le "tentate soluzioni" che il paziente mette in atto o le persone intorno a lui, non fanno altro che mantenere o complicare la situazione.

Diceva O. Wilde che con le migliori intenzioni il più delle volte si ottengono gli effetti peggiori….

L'intervento è di tipo attivo e prescrittivo. Dalla prima seduta vengono date alla persona indicazioni da seguire; questo dovrà produrre da subito dei risultati.

Essendo un intervento mirato a sbloccare la situazione problematica, mantenuta proprio dalla ripetizione delle tentate soluzioni disfunzionali, si arriva alla costruzione di un nuovo equilibrio più funzionale al proprio benessere. Lo scopo finale sarà portare la persona a spostarsi da una originaria posizione rigida e disfunzionale ad una più flessibile e funzionale, a cambiare prospettiva e quindi ad aumentare le proprie possibilità di scelta.

Si articola su un numero breve di sedute e si concentra su un obiettivo concreto di cambiamento, concordato con la terapeuta. Si lavora affinchè non si presentino ricadute relativamente al problema presentato, attraverso follow-up ad un mese, due mesi, tre mesi, sei mesi ed infine ad un anno dallo sblocco del problema, in modo tale da verificare che il cambiamento attuato resti stabile nel tempo. Il follow-up è parte integrante della terapia.

Nessun intervento potrà mai essere esattamente lo stesso, anche se la strategia è la stessa.

Necessaria talvolta, una terapia breve a lungo termine: produrre cambiamenti rapidi in poche sedute sulla sintomatologia invalidante e poi lavorare sulla costruzione di un equilibrio psicologico ed una resilienza personale.... e questo non può essere raggiunto in tempi brevi se siamo difronte ad un disturbo della personalità. È inoltre un intervento flessibile, poiché viene costruito sulle caratteristiche del problema, e può essere adattato a situazioni e contesti differenti: educativi, di lavoro, relazionali e sociali. Non è un intervento farmacologico, ma solo psicologico. Per approfondimenti: http://www.centroditerapiastrategica.com/scuola-di-specializzazione-in-psicoterapia-breve-strategica/ il-modello-teorico-e-le-sue-applicazioni/ . L’applicazione di questo approccio si articola prevalentemente in due tipi di azioni:

a) Psicoterapia Breve, per disturbi psicologici impedenti ed invalidanti già strutturati, per i quali la persona si sente fortemente invalidata nella quotidianità.

b) Consulenza clinica, per i casi meno gravi, in cui il problema è alle fasi iniziali e ancora non strutturato in una patologia: ad esempio piccole difficoltà che creano disagio al normale svolgersi della vita; sono i casi in cui è utile un consulto con uno specialista.

Il Problem Solving Strategico, strumento estremamente flessibile, è un modello originale sviluppato da G. Nardone e collaboratori che si può applicare a qualunque tipologia di problemi e in ambiti anche molto diversi tra loro: la psicoterapia, il coaching, gli interventi nelle aziende e nelle organizzazioni.

Per creare una strategia funzionale alla soluzione bisogna aver chiari i termini del problema e vederlo da diverse prospettive. Quindi bisogna analizzare cosa si vuole risolvere, chi ne è coinvolto, quando e dove si presenta, come funziona. Definito il problema si concorda l’obiettivo da raggiungere. Concentrare l’attenzione sui tentativi fallimentari messi in atto per raggiungere l’obiettivo prefissato, libera dalla tendenza a sforzarsi attivamente di trovare soluzioni senza prima aver indagato su tutto ciò che non funziona. Si individua inoltre ciò che ha avuto successo. Se l’obiettivo chiesto fosse il migliorare una situazione che già funziona bisognerebbe chiedersi quali azioni si potrebbe mettere in atto che porterebbero il progetto al fallimento.

Questa tecnica è ispirata allo stratagemma “se vuoi raddrizzare una cosa, impara prima tutti i modi per storcerla ancora di più”. Rilevare tutto ciò che potrebbe essere fallimentare, crea in chi si pone la domanda avversione verso queste possibili azioni.Il passo successivo è immaginare quali sarebbero tutte le caratteristiche della situazione ideale, dopo aver realizzato il cambiamento strategico. L’immaginazione viene lasciata libera di vedere lo scenario, per poi in un momento successivo selezionare gli aspetti realizzabili concretamente. Questo passo aiuta anche a farci vedere quali sarebbero gli effetti collaterali indesiderati del successo del nostro progetto, che vanno gestiti in anticipo. La successiva cosa da fare è applicare la strategia ideata finora concentrandosi sul primo passo da compiere: si ricorre alla tecnica dello scalatore. In sostanza, si ragiona come farebbe uno scalatore che ha l’intento di raggiungere la vetta di una montagna alta. Invece di partire dalla base della montagna, nello studio del percorso da seguire parte dalla vetta e procede a ritroso fino al punto di partenza. Questo serve ad evitare di progettare dei percorsi fuorvianti rispetto all’obiettivo da raggiungere, permettendo di individuare il percorso minimo concretamente necessario alla risoluzione del problema. In altri termini, l’obiettivo principale viene frazionato in una serie di microobiettivi da conseguire, che, tuttavia, prendono avvio dal punto di arrivo che si vuole raggiungere – l’obiettivo – e tornano indietro fino al punto di partenza – il problema. Se il problema fosse complesso a tal punto da richiedere non una singola soluzione, ma un insieme di soluzioni in sequenza, è fondamentale non affrontare insieme tutti i problemi e iniziare invece ad affrontare quello più accessibile sul momento.Una volta risolto il primo, si passa al secondo e cosi’ via, mantenendo però fin dall’inizio la visione della globalità e delle possibili interazioni fra le concatenazioni dei problemi. L’intento è quello di aggiustare progressivamente il tiro, tenendo sempre bene a mente dove si vuole arrivare in concreto, così da sapere quando ci si è arrivati, e agendo in modo dinamico per far fronte a tutti i cambiamenti che si presentano via via in itinere fino a giungere alla soluzione stabilita.

Le idee di questo brano sono estratte e rielaborate dal libro di Giorgio Nardone, Problem Solving Strategico da tasca. Ed. Ponte alle Grazie e dal sito web http://www.performancestrategies.it/

EMDR

EMDR(dall'inglese Eye Movement Desensitization and Reprocessing, Desensibilizzazione e rielaborazione attraverso i movimenti oculari) un approccio terapeutico utilizzato per il trattamento del trauma e di problematiche legate allo stress, soprattutto allo stress traumatico.

Nel 1987 la ricercatrice americana Francine Shapiro iniziò a notare su se stessa come nel concentrarsi in un evento traumatico i suoi occhi iniziavano a sviluppare un movimento oculare simile a quello della fase REM (fase del sonno dove si elaborano i sogni).

Inizia così a sviluppare una serie di ricerche empiriche che avevano lo scopo di verificare l'efficacia della sua scoperta e la metodologia standardizzata.

E' nel 1989 che ci fu il primo studio controllato pubblicato nel Journal Traumatic Stress. Fu il primo di una lunga serie di ricerche, che continuano tutt'oggi.

Durante il vissuto di un evento traumatico, le risposte biochimiche (adrenalina, cortisolo ecc) bloccherebbero il sistema innato del cervello di elaborazione dell'informazione, lasciando le informazioni collegate al trauma, intrappolate in una rete neurale con le stesse emozioni, convinzioni e sensazioni fisiche che esistevano al momento dell'evento.

Quando questo sistema si blocca l'EMDR, attraverso la sua tecnica, aiuta la persona a superare l'evento.

il ricordo più pesante dell'esperienza traumatica viene desensibilizzata, viene modificato il ricordo, visto come più lontano, distante, vengono incorporate emozioni adeguate alla situazione ed eliminate le sensazioni fisiche disturbanti.

Il Terapeuta chiederà alla persona di ripensare al ricordo traumatico, raccontarlo e concentrarsi sul momento più pesante.

Rimanendo nel ricordo più traumatico chiederà alla persona di notare cosa sente, cosa prova e che sensazioni ha nel suo corpo, misurandoli con diverse scale che verranno riviste ogni volta.

Il trauma viene rivissuto in sicurezza, con tutte le cautele che la terapia, ma anche il metodo stesso impone, (per esempio l'installazione del posto al sicuro prima del lavoro terapeutico).

Mentre la persona rimane nel ricordo e nelle sensazioni seguirà il movimento delle dita del terapeuta che sarà da destra a sinistra ad una distanza ottimale davanti agli occhi del paziente.

Seguendo il movimento delle dita si creerà il movimento oculare con un ritmo e una frequenza prestabilita dal terapeuta.

Dopo ogni set di movimenti il terapeuta chiederà cosa ha notato. Gradualmente il ricordo viene elaborato e desensibilizzato La persona, quando ritornerà nell'evento traumatico, non riporterà le stesse sensazioni fisiche ed emotive, avrà la sensazione di essersi "sbloccata", di aver lasciato quel momento nel suo passato, lo ricorderà senza stare “patologicamente"male.

Dopo una terapia con il metodo EMDR si sono riscontrati dei veri e propri cambiamenti neurologici e biochimici nel paziente, che vanno a confermare quanto la persona riporta al termine dell'intervento.

Si riscontra un aumento e normalizzazione dei livelli basali di cortisolo.

L'attivazione iniziale della corteccia emotiva fronto-limbica si sposta verso la corteccia associativa temporo-occipitale, vi è quindi l'elaborazione cognitiva e sensoriale (visiva) dell'evento traumatico dopo il trattamento. L'esperienza da emotiva diventa cognitiva.

Dalle immagini tratte dalla risonanza magnetica funzionale del cervello prima e dopo la terapia con EMDR si nota come sono attivate le aree della "zona emotiva", area limbica; mentre (dopo il trattamento) si nota come si attivano maggiormente le aree cognitive e associative del ricordo.

Viene dato più spazio al ricordo cognitivo dell'evento, diminuendone quindi l'esperienza emotiva. La tecnica EMDR si apprende dopo un intenso training teorico e pratico. Bibliografia usata : Dispensa EMDR, Neurobiological correlates of EMDR Monitoring - AN EEG Study. Marco Pagani et all. Settembre 2012 Nel sito www.emdr.it si possono trovare tutte le informazioni riguardanti la tecnica e la lista dei terapeuti abilitati, se soci, oppure si possono chiedere le informazioni rispetto a tutti i terapeuti.

(per approfondimenti vedasi www.emdr.it)

IPNOSI

L’ipnosi utilizza il rilassamento guidato e attraverso delle precise tecniche, viene indotta una trance ipnotica. Non si deve pensare che la persona sia in balia del terapeuta, Il soggetto mantiene sempre una parte cosciente che illumina la strada nell'inconscio. In questo stato, le difese legate alla coscienza vengono deliberatamente allentate e tutto quello che succede intorno alla persona è temporaneamente lontano o ignorato. In questo stato naturale, una persona può concentrare la sua attenzione sulla parte inconscia della propria mente, su pensieri e compiti specifici.

Lo stato ipnotico consente ad una persona di essere più aperta alla discussione con gli altri e con se stesso. Può essere utile per migliorare molte condizioni.

Si può anche usare per aiutare a controllare il dolore, gestire il travaglio nel parto, e per superare abitudini disfunzionali, come fumare o mangiare troppo.

Quante volte vi è successo di guidare l’auto senza esserne coscienti e senza essere in grado di ricordare le vie che vi hanno condotto a destinazione? Eravate in uno stato alterato di coscienza, l'equivalente di essere in uno stato ipnotico.

L'ipnotista induce l'ipnosi parlando con un tono rassicurante, descrive immagini che creano un senso di rilassamento, di sicurezza e benessere.

Quando si è in una trance profonda, l'ipnotista suggerisce modi per raggiungere obiettivi specifici, usando metafore, paradossi o sogni.

L'approccio che si sceglie dipende da ciò che si vuole raggiungere e dalle caratteristiche personali. Si può trarre beneficio da una sola sessione o da più sedute di ipnosi.

Sebbene l'ipnosi terapeutica renda più aperti ai suggerimenti, non costringe ad impegnarsi in un comportamento involontario.

IPNOSI MEDICA RAPIDA Metodo RAP

“Uno dei difetti della tecnica basata sul rilassamento è la difficoltà di capire se l’ipnosi si sia davvero realizzata oppure no.

Inoltre è altrettanto difficile, se non impossibile, comprendere quali fenomeni il soggetto possa esprimere e quindi a quale livello di ipnosi sia arrivato.

R-atifica A-ppena P-ossibile è la formula magica per rendere l’ipnosi molto più semplice e molto più veloce. Infatti con questo metodo invece di aspettare che il rilassamento faccia effetto si va a cogliere un qualche aspetto nel comportamento del soggetto che possa essere portato a livello cosciente.

Come recita l’acronimo, questa ratifica va effettuata molto presto, per l’appunto appena possibile. Così facendo infatti il soggetto ha immediatamente la conferma che qualcosa di particolare si sta verificando, e questo a sua volta genera una fiducia che amplifica il rapporto empatico con l’operatore e le proprie capacità di riuscita. Alcune volte non vi sono fenomeni spontanei da ratificare e pertanto l’operatore deve produrne alcuni con metodiche semplici e velocissime.

L’acronimo R.A.P. riassume in poche parole l’essenza del metodo messo a punto in molti anni di pratica e di insegnamento dal dott. Giuseppe Regaldo”. Questo brano virgolettato è stato tratto da http://ipnosimedicarapida.it/metodo-rap/

Ho seguito un corso di formazione di tre giorni concentrati sull’essenza della tecnica e mi permettono così di utilizzare lo strumento induttivo con disinvoltura e, quando mi serve, lo applico nella professione.

"Non esistono pazienti impossibili, ma soltanto terapeuti incapaci" D.D.Jackson

Ambiti di Intervento

  • Disturbi d'ansia (paure, fobie specifiche di animali,oggetti, situazioni attacchi di panico, ansia generalizzata, disturbo post-traumatico da stress, ipocondria, patofobie e dismorfofobie)

  • Disturbi ossessivi e compulsivi (ossessioni, compulsioni, paranoie, pensieri intrusivi, ruminazioni, dubbio patologico )

  • Disturbi depressivi (nelle sue varie forme reattive: da lutto, da abbandono, da perdita, da separazione, da scarsa autostima ed autoefficacia)

  • Problematiche relazionali (coniugali, familiari, sociali, lavorativi, crisi sentimentali e disturbi sessuali)

  • Difficoltà genitoriali e problematiche dell’età evolutiva e adolescenza (difficoltà educative, conflitti familiari, difficoltà scolastiche, disturbo da evitamento, disturbo da deficit dell’attenzione con iperattività, disturbo da isolamento, disturbo oppositivo-provocatorio, mutismo selettivo, ansia da prestazione, fobia scolare, violenza, condotte devianti

  • Disordini alimentari (bulimia, anoressia, binge eating, sindrome da vomito)

  • Internet addiction disorder (dipendenza da internet, gioco d'azzardo, shopping compulsivo, information overloading, chat mania, cybersesso


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Ultima modifica: 08/04/2016